sabato 27 ottobre 2018

Pensa come ALBERT EINSTEIN



“Pensa come Albert Einstein” è un validissimo testo della collana AllenaMente genius di Editoriale Scienza che somiglia ad una narrazione ed allo stesso tempo un percorso che allena la mente alla ricerca, alla logica, al metodo scientifico in una veste grafica moderna ed accattivante. Un viaggio nel passato per scoprire la mente del celebre scienziato. Si legge, ad esempio, che Einstein aveva una spiccata immaginazione e che la sua intelligenza visuale è stata fondamentale nella formulazione delle sue teorie. Super consigliato per bambini curiosi e giovani menti da allenare e motivare.



Albert Einstein (1879-1955), è stato uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi. Il suo contributo è stato fondamentale per il ripensamento radicale della fisica di inizio Novecento, sia con la formulazione originale della teoria della relatività, sia con i suoi studi nella fisica dei quanti. Premio Nobel per la Fisica nel 1921, restò per tutta la vita un punto di riferimento del pensiero scientifico. 
Eppure il piccolo Albert parlò con ritardo (intorno ai 2 -3 anni), ebbe difficoltà a legare con i coetanei e imparò a leggere all’età di nove anni. Mostrò un netto rifiuto per l'autorità e sembrerebbe che, a un certo punto, la sua famiglia temesse fosse autistico o ritardato. Amava intrattenersi con attività manuali e già a 12 anni leggeva già trattati di Fisica. Il suo percorso scolastico risultò comunque travagliato e il suo genio spesso frainteso. Eppure venne definito l'uomo del secolo e la sua carriera costellata di numerose conquiste.

Quando guardo negli occhi alcuni allievi mi vengono sempre in mente personaggi come lui e mi chiedo se il mio compito, così spesso sottovalutato dalla società, non sia destinato a guidare grandi uomini e grandi donne del futuro. Questo mi spinge a guardare oltre le apparenze e oltre le difficoltà iniziali di ciascuno di noi.

Maestra Consuelo



Scuola - Lavoro in team: motivazione e collaborazione

Il gruppo (team work) funziona se condivide uno scopo, ha un obiettivo in comune, che lavora in stretta collaborazione e condivide i vantaggi dei successi. Il team funziona quando obiettivi e metodi sono chiari e condivisi e quando tutto il gruppo sa gestire il tempo, definire e rispettare ruoli, procedure e regole. Ma è davvero possibile  una condivisione totale di intenti ed azioni educative? Quanto può pesare la capacità di rendere flessibile il proprio lavoro nella disponibilità di incontrarsi e confrontarsi con i propri colleghi e adattare il proprio stile di insegnamento? E' possibile trovare una mezza via a quello che è la vita e gli impegni personali con gli inpegni scolastici?

L'insieme delle competenze che garantiscono l’efficacia dell'interazione col gruppo di lavoro a scuola (la cosiddetta Team Leadership) si trova tra individui che curano lo sviluppo delle proprie abilità sociali e ne riconoscono l'importanza nel trasmetterle ai loro allievi (maturità emozionale, fiducia in se stessi e abilità interpersonale, ascolto, empatia e capacità logica, dialettica e di guidare il gruppo alla conoscenza del proprio punto di vista).
I soggetti coinvolti dovrebbero essere accomunati da obiettivi relativi alla costruzione di rapporti tra pari e con le famiglie, pianificare ed organizzare eventi ed interventi significati e di spessore umano e culturale, fare sistematiche verifiche, ricercare  feedback del lavoro svolto e negoziare nelle valutazioni degli allievi dando il proprio contributo.
Se si fosse anche in grado di avere lasciare il giusto margine di autonomia decisionale sarebbe perfetto.

La motivazione è forse il terreno più complesso da affrontare perché riguarda processi che dovrebbero stimolare un individuo verso il raggiungimento di obiettivi assegnati. Molto spesso però anche a fronte di obiettivi chiari, di una linea di gestione cristallina, ci si trova di fronte persone professionalmente molto valide che sono però profondamente demotivate ad impegnarsi nel loro lavoro.

I fattori che influenzano la motivazione in ambito scolastico evidenziano:
  1. aspettative personali che vengono disattese e dati raccolti nei feedback che non rispecchiano il pensiero degli individui coinvolti nel teamwork;
  2. successo che si riconduce ad un mero successo formativo dell'allievo, poco esaltato, e viene trascurato il successo personale ottenuto fuori dall'ambito lavorativo;
  3.  coinvolgimento ostico, poichè a cotanto impegno corrisponde cotanto riconoscimento (non solo di tipo economico) in misura inversamente proporzionale, gli orari dedicati agli impegni burocratici sono a volte esasperanti;
  4.  ambiente di lavoro e clima lavorativo continuamente minati da burocrazia e limitazioni legali ed economiche. Non si dispone di spazi adeguati e si è a volte costretti a lavorare con colleghi che non si gradiscono, con cui non si condividono interessi ed intenti e con cui non si riesce a coltivare nessun tipo di affinità. 
  5.  apertura nella comunicazione tra pari e con il gruppo dirigenziale;
  6.  prospettive di carriera (...).
A tutto ciò si aggiunge la necessità di gestire inevitabili conflitti all'interno dell'ambiente lavorativo e nel tem work che non sempre raggiungono un'adeguata negoziazione cooperativa dei soggetti coinvolti.
 Gli studi sulla gestione dei conflitti hanno individuato una serie di interventi attuabili come:
  •  Separare le persone dai problemi
  •  Identificare i bisogni delle persone coinvolte nel conflitto
  •  Creare una meta identificabile raggiungibile e verificabile
  •  Produrre una o più soluzioni vantaggiose e di qualità
  •  Adottare criteri di valutazione obiettivi e ragionevoli che consentono di salvaguardare le relazioni personali
  • Se l’intervento è stato efficace tutti i membri del gruppo sono soddisfatti, sentono di trarre vantaggio dalla soluzione trovata e di conseguenza sono maggiormente stimolati nel loro lavoro e motivati a far parte del gruppo.
    Maestra Consuelo






Docente riflessivo o docente solo?

 Il professore Schön, del MIT, scrive nel suo libro “Il professionista riflessivo”: “ascoltandosi reciprocamente e ascoltando se stessi, sentono in che direzione sta andando la musica e di conseguenza adattano il loro modo di suonare..”.
L’autore rappresenta la categoria dei professionisti a lavoro sul campo, includendo molte professioni tra cui l’educatore e l’insegnante, come dei musicisti jazz che riflettono continuamente nel corso dell’azione e che cercano di armonizzare la propria prestazione con gli altri, al fine di contribuire tutti al meglio all’opera che stanno producendo.
Molte riflessioni prendono strada e mi chiedo se non fosse meglio che il dirigente, lo staff del dirigente, i tutor di istituto, le commissioni ed i colleghi tutti non dovrebbero sentirsi parte di un team unico che ha l’obiettivo di “migliorare la qualità dell’insegnamento diffondendo competenze professionali adeguate e buone pratiche“ e invece viene sempre più delineandosi la figura del docente che soffre di solitudine più che riflessivo.
Ciò sempre ripensando a quel professionista riflessivo che continuamente misura e aggiusta il tiro, mette a posto il proprio strumento. Può emergere ad esempio che per alcuni argomenti l’insegnante stesso senta l’esigenza di materiale un po’ nuovo, più stimolante, con cui progettare le lezioni, oppure che senta l’esigenza ad esempio di confrontarsi con gli altri docenti su come costruire i propri interventi per gli allievi e per se stesso.
Ci sono eventi, programmi conduco e progetti che stimolano la produzione di materiali e il loro utilizzo da parte dei docenti: poter mettere in condivisione, in rete, anche quanto fatto in altri contesti durante i momenti di formazione tra pari o modificare ciò che già c’è secondo le esigenze del momento è un’altra opportunità che può essere sfruttata. La condivisione e la comunicazione tra docenti sono dunque alla base di un processo virtuoso che presenta numerose difficoltà qualora si voglia concretizzare. In primis la scarsa disponibilità di tempo, talvolta le stesse risorse umane che vengono utilizzate in modo trasversale su molti impegni e progetti. La necessità di investire in energie ed avere la predisposizione al confronto, il continuo mediare in una professione che vale tutto e poi non vale niente. Voi cosa ne pensate?


 
 

venerdì 5 ottobre 2018

SUDOKU - per imparare a pensare.

Il Sudoku Classico è un gioco combinatorio di origine giapponese, costituito da un quadrato diviso in 81 caselle su alcune delle quali è presente un numero compreso tra 1 e 9; il gioco consiste nel riempire tutte le caselle utilizzando i numeri dall'1 al 9, in modo che nessuno di questi compaia più di una volta in ogni singola colonna orizzontale o verticale e nei nove quadrati più piccoli, di nove caselle ciascuno, che formano il quadrato di partenza.
Ne esistono di veri livelli e difficoltà, a seconda dei quali alcune caselle sono già riempite da numeri che ne consentono una risuluzione facilitata.
L'implicazione didattica che ne deriva è notevole. Con il Sudoku il bambino si impegna a ragionare e la ricerca dei numeri mancanti nelle righe, nelle colonne e nelle regioni più scure sono un validissimo esercizio logico-matematico e di orientamento spaziale. Utile a tutte le età!!!
Esistono griglie di sudoku per aiutare i bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria a progredire in matematica divertendosi. Il sudoku, infatti, richiede le stesse competenze necessarie per risolvere i problemi di matematica: analisi, concentrazone, osservazione, ricerca della soluzione attraverso iterazioni successive, calcolo mentale.
Il Mini Sudoku (o Sudokino) è la variante più adatta da presentare ai bambini: 16 caselle (4 X 4) da riempire con i numeri da 1 a 4 in orizzontale, verticale e per settore.
Il Sudokello ne ha 36 (6 X 6) con una difficoltà crescente per arrivare al Sudoku classico pracitato.








Altri sudoku per bambini da stampare seguendo questo LINK 1  -  LINK 2

mercoledì 23 maggio 2018

Siamo tutti Wonder

A conclusione del nostro percorso su bullismo e cyberbullismo abbiamo visto un film nuovo, uscito a dicembre 2017, molto conosciuto e di grande successo, anche azzeccatissimo: "Wonder", tratto dall'omonimo best-seller divenuto un caso letterario.
Un film che ci insegna ad abbattere le divergenze tra gli esseri umani, che la bellezza è soggettiva e che le doti che caratterizzano una persona sono ben altre. Un bambino con il volto deturpato dalla malattia va a scuola per la prima volta e dopo un anno, fatto di momenti difficili, divertenti e bellissimi, Auggie e tutti quelli intorno a lui, si ritrovano cambiati dalle cose che più contano: l'amicizia, il coraggio e la scelta quotidiana di essere gentili verso chiunque incontri sul tuo cammino. Tematiche queste molto vicine al vissuto dei bambini, il film ha emozionato tutti, che si sono immedesimati nei vari personaggi al punto di far scappare qualche lacrima di commozione.

Dal personaggio principale e dalla necessità di nascondersi a volte dietro avatar e schermi per proteggersi dal mondo, sono nati due bellissimi laboratori grafici. Imitando lo stile degli avatar usati nella campagna pubblicitaria abbiamo creato i nostri ritratti con pennello e tempere e ricavato le immagini digitali elaborando i poster da un sito libero dedicato al film.

Questi i risultati dei ritratti.









Di seguito i passaggi da seguire per catturare e modificare le immagini da internet quando il tuo computer non le riconosce salvandole e modificandole.
In questo caso creeremo il nostro avatar di Wonder ricavandolo da un poster.

1. Segui le istruzioni da un sito dedicato per creare il tuo poster con l'avatar preferito.



2. Cerca il tasto "Stamp" sulla tastiera o cerca lo strumento "Cattura immagine" sul tuo pc


3. Crea una nuova immagine nella cartella che preferisci. Apri il documento con tasto destra → modifica.




 4. Incolla l'immagine che, nel frattempo, è stata memorizzata negli appunti del computer.



 5. Ritaglia la parte del viso che ti interessa e salva.


6. Apri uno strumento (tool) "Pixlr", che ti permette di modificare le immagini on line e cambiare colore allo sfondo o renderlo trasparente.


7. Cattura il colore dopo aver scelto la bacchetta magica, seleziona la casellina che sblocca lo sfondo dall'immagine. Premi il tasto CANC.


8. Adesso devi salvare: FILE↦SALVA ↦scegli il formato PNG (per mantenere qualità e trasparenza) e scegli la destinazione preferita.


Adesso verifica la posizione dell'immagine che hai salvato. Puoi usare il tuo avatar per le tue creazioni, come avatar nei tuoi profili social e nelle presentazioni.
Adesso prova a ripetere l'operazione da solo. Se non ci sei riuscito potremo ripeterlo insieme a scuola!!!


venerdì 18 maggio 2018

Non mi piacciono i bulli!

Oggi sentiamo continuamente di minori vittime di angherie e conosciamo tutti il Bullismo. O pensiamo di conoscerlo... Era un fenomeno sommerso, nascosto, ignorato. Abbiamo imparato a conoscerlo e sappiamo che non può più essere sottovalutato e che sia in costante aumento.
L'Italia è al terzo posto in Europa nella diffusione del fenomeno dopo Gran Bretagna e Francia, e le prevaricazioni e le angherie cominciano a trovare spazio anche sul web tanto che oggi si parla anche di cyberbullismo.

Le giovani vittime di questi comportamenti difficilmente parlano con gli adulti di quello che gli succede. Non si sfogano, si vergognano e hanno paura. Ma il fenomeno non è da sottovalutare perché crea problemi e disagi a chi lo subisce, a chi lo commette, e anche a chi ne è solo testimone. Spesso, inoltre, dietro certi comportamenti si nascondono vere e proprie azioni criminali.

Il bullismo è un comportamento sbagliato e che non fa parte del naturale processo di crescita.
Perché i nostri ragazzi non siano vittime del bullismo, bisogna aumentare la loro autostima, incoraggiarli a sviluppare le loro personali caratteristiche positive e abilità. Vanno stimolati a stabilire relazioni sane con i coetanei (senza annullarsi o umiliarsi) e a non isolarsi.

Le offese verbali, le aggressioni violente, i ricatti, le minacce, le “prese in giro”, i danni alle proprie cose sono ormai atti all’ordine del giorno, soprattutto sui social network e all’interno dell’ambiente scolastico.
C’è inaspettatamente molta disinformazione e reticenza riguardo questo argomento, da un lato perché i minori sono spesso restii a parlarne a casa o a scuola, dall’altro perché i casi di bullismo potrebbero essere sottovaluti e scambiati per casi normali di litigi tra compagni e amici.
Il bullismo è un abuso di potere occasionale o reiterato nei confronti di una persona più debole, diffuso soprattutto in fase adolescenziale, nella quale i ragazzi tendono ad assumere comportamenti aggressivi e continui per prevalere all’interno del gruppo dei pari.
Con il termine “violenza” non si indica solo un tipo di aggressione fisica, ma anche verbale (prese in giro, minacce, insulti) e psicologica (esclusione, maldicenza).
Il luogo in cui si manifestano maggiormente i casi di mobbing minorile è la scuola, punto di ritrovo quotidiano per i ragazzi, ambiente di conoscenza ma anche covo di competizione, invidie o semplice scherno.
La prevenzione del bullismo è possibile promuovendo delle capacità relazionali (life skills) già da molto piccoli nel rispetto di sé e degli altri. I veri esperti da consultare sono proprio i ragazzi che vivono in prima persona questo tipo di esperienza e quindi sanno riconoscere le modalità e le caratteristiche del fenomeno.
I giovani, però, vanno affiancati perché, per età e maturità, non possono da soli affrontare tali tematiche; la scuola e la famiglia, prima di tutto, devono offrire al bambino e all’adolescente un’adeguata informazione, consigliare una maggiore capacità di osservazione rispetto al bullismo, in modo che sappia superare e affrontare le situazioni di prevaricazione e prepotenza.
Nell’era del modo digitale, bisogna porre attenzione anche ai casi di cyberbullismo: così come ci sono i bulli che usano violenze fisiche o psicologiche nei confronti dei compagni di scuola nella vita reale, nello stesso modo nella vita virtuale può capitare di imbattersi in persone che usano internet per esercitare la loro prepotenza.
Con il termine cyberbullismo si intende una qualsiasi comunicazione virtuale pubblicata e diffusa o inviata direttamente a un minore avente lo scopo di impaurire, imbarazzare, infastidire o prendere di mira in altro modo un minore.
Cosa fare? Il ragazzo leso virtualmente dovrebbe evitare le offese e ignorarle rifiutando qualsiasi tipo di rapporto con il bullo, non offendere per evitare di incoraggiare la prepotenza, non scambiare le proprie informazioni personali (numero di telefono, indirizzo di casa) e, soprattutto, parlare con i propri genitori dell’accaduto. Sapranno loro come difenderli, magari avvertendo l’amministratore del sito e, nel caso di minacce gravi o costanti, anche la Polizia Postale.

Per combattere in bullismo è necessario che siano coinvolte a pieno titolo i genitori e le istituzioni, in primo luogo la scuola e tutte le figure che vi ruotano intorno.

Per i genitori.

E' importante sapere che per non far diventare il proprio figlio un bullo bisogna:
  • insegnare a saper esprimere la propria rabbia in modo costruttivo e con maturità;
  • comunicare in modo sincero;
  • insegnare a identificarsi con gli altri e capire le conseguenze dei propri comportamenti;
  • prendere esempio dai valori positivi che si vedono a casa.
I genitori, gli amici, devono cogliere i segnali che i figli (le vittime) possono mandare o nascondere.

Alcuni segnali di chi è vittima del bullismo:
  • trovare scuse per non andare a scuola o voler essere accompagnati;
  • fare frequenti richieste di denaro;
  • essere molto tesi, piagnucolosi e tristi dopo la scuola;
  • presentare lividi, tagli, graffi o strappi negli indumenti;
  • dormire male o bagnare il letto;
  • raccontare di non avere nessun amico;
  • rifiutarsi di raccontare ciò che avviene a scuola;
  • chiudersi nel proprio silenzio.

Per la scuola.

  • Può essere utile proporre agli alunni un questionario e organizzare una giornata di dibattito e incontri fra genitori, fra insegnanti e fra genitori e insegnanti. Potrebbe aiutare per capire le dimensioni del fenomeno.
  • Una maggiore attività di controllo durante la ricreazione, la mensa o nei pressi dei bagni, metterebbe al sicuro le potenziali vittime. Sono questi i momenti in cui la maggior parte dei bulli agisce indisturbata.
  • In genere sono gli studenti più grandi a fare i bulli con quelli più piccoli o  con gli ultimi arrivati. Si può valutare di dividere gli spazi e i tempi della ricreazione per gli uni e per gli altri.
  • Elogi, ricompense e sanzioni possono servire a modificare il comportamento degli studenti più aggressivi, ma non bastano per far cambiare atteggiamento al bullo. Bisogna lavorare sull'intero contesto. Spesso i bulli sono portatori di profondo disagio ed hanno subito ingiustizie a loro volta.
  • Spesso si ha timore o vergogna di raccontare personalmente ciò che sta succedendo. Potrebbe essere di aiuto, per genitori e vittime, avere un numero di telefono al quale rivolgersi.
  • Si possono istituire "cassette delle prepotenze" dove lasciare dei biglietti con su scritto quello che succede; individuare degli studenti leader che aiutino le vittime; aprire uno sportello psico-pedagogico che sia di riferimento per bambini e adulti.
  • In classe, tutti insieme, si possono individuare poche e semplici regole di comportamento contro il bullismo. Le regole devono essere esposte in modo ben visibile e tutti devono impegnarsi a rispettarle.
  • Il silenzio e la segretezza sono potenti alleati dei bulli. È importante abituare i ragazzi a raccontare ciò che accade e a non nascondere la verità.
  • Se l'insegnante individua un bullo o una vittima, per aiutarlo è necessario parlare subito con lui di ciò che gli accade.
 Per approfondire
http://www.stopalbullismo.it/index.html
http://www.poliziadistato.it/search/findstring/?q=bullismo
http://www.bullismo.info/

venerdì 13 aprile 2018

Lo sbarco di Tips



Lo sbarco di Tips - Michael Morpurgo - ill. Michael Foreman, Piemme, Il battello a Vapore 2018, 176 pp., versione cartacea euro 16 , ebook euro 4,99.

Approfittando di questo "apparente" momento di calma della lezione di nuoto delle mie figlie, ho intenzione di terminare uno dei libri che ho scelto di consigliare ai miei alunni al termine della quinta appena uscito in libreria. L'ho letto tutto d'un fiato e a mia volta lo presterò ad un'amica che lo ha visto spuntare dalla borsa.
Michael Morpurgo è un noto e molto capace autore di narrativa per ragazzi che riesce a coniugare l'interesse per la storia con i temi delicati della prima adolescenza. E' stato insegnante elementare prima di diventare uno scrittore pluripremiato ed ha scritto diversi romanzi per il Battello a Vapore, ha ispirato perfino Spielberg con il suo romanzo War Horse.  La storia è un elemento fondamentale nella crescita dell'individuo, ci dice da dove veniamo. Il suo segreto è quello di "non annoiare mai i bambini", come gli ha suggerito la moglie.
Già l'immagine scelta per la copertina  è il preludio di una storia di sicuro successo.

La lettura è fluida, il linguaggio è semplice e la storia è chiara. Una breve introduzione in prima persona del nipote di una donna che è la protagonista di questo libro scritto per la maggior parte sotto forma di diario personale. La gatta vagabonda che la bambina va sempre a recuperare in giro è il motore portante di tutta la storia.
Le pagine sono corredate da deliziose illustrazioni che accompagnano il lettore in un posto lontano nel tempo ma nient'affatto lontano dalle caratteristiche dell'età tipica del lettore a cui è destinato.


La storia è ambientata sulle coste del Devon, in Gran Bretagna, dove i soldati perfezionano la tecnica dello sbarco all'alba dello sbarco in Normandia conosciuto come il D-Day.

Si legge di diffidenza nei confronti degli stranieri, la profondità dei legami personali familiari e allo stesso tempo la lontananza degli affetti, l'amicizia, l'insegnante tanto odiato, il bullismo, la crescita... I valori sono lì, basta coglierli.
Mi sembra che il testo si presti anche a numerose attività didattiche in classe. Nonostante si tratti di una lettura adatta a partire dai 10 anni, penso possa tranquillamente essere proposto già dalla fine della quarta, magari da una lettura fatta da parte dell'insegnante Gli spunti operativi potrebbero essere percorsi sull'inclusione, la famiglia, la storia dei nonni (e bisnonni), bullismo, amicizia, cambiamento e, sicuramente, il senso di appartenza, l'amicizia uomo-animale.

Questo titolo sarà certamente inserito all'interno della mia lista per le letture estive!


mercoledì 11 aprile 2018

Non è vero che va tutto bene.

Non è vero che va tutto bene. Ci sono giorni in cui ti svegli e vorresti essere una maestra unica di una scuola unica con un'unica classe. E non devi seguire nessun tipo di tabella di marcia, nessuna scadenza, puoi decidere i tempi e i modi seguendo soltanto il ritmo naturale dei tuoi bambini. Nessuna verifica e nessun voto. Nessun giudizio per chi impara e per chi condivide il suo sapere. Niente prove nazionali. NO PAGELLA. Niente supplenti, se sei malata i bambini restano a casa a giocare. Ma NO compiti a casa perché i tuoi alunni stanno con te fino alla maturità. Organizzare a tuo modo il tuo lavoro e non ti devi coordinare con nessuno. Senza limiti di spesa, stampe, copie e fotocopie. Materiali vari, gessi e pennarelli che non gravano sul tuo bilancio familiare e lavoretti..... TANTI LAVORETTI!!!! Puoi stringere amicizia con i genitori dei tuoi alunni, visto che sei il loro sostituto in tutto e per tutto. Puoi condividere ogni foto, video, ogni esperienza senza paura di ledere la privacy di altri soggetti. Niente vacanze lunghe ma calibrate sugli  apprendimenti, per permettere al sapere di sedimentare. Una classe moderna, spaziosa, completa di ogni accessorio. Uno stipendio adeguato. Un budget per le creazioni artistiche. Una biblioteca personale e 3 o 4 libri di testo da tagliuzzare e assemblare piacimento. Perché, miei cari, in questo periodo dell'anno, siate sinceri: hai voglia di mollare tutto. Mollare il lavoro, lasciare tutto e senza salutare nessuno. Diventi apatica, stressata, ipocondriaca, master nelle teorie del complotto. Hai una percezione distorta di te e di ciò che ti circonda. Vieni spesso fraintesa e nessuno più apprezza la dedizione e l'impegno....
Poi ti ricordi che in tanti anni hai conosciuto colleghi meravigliosi, hai stretto amicizie con persone ricche di contenuti, personalità uniche, animi nobili e che sei cresciuta con loro, ti hanno amato e ti hanno fatto anche piangere ma è così che hai imparato tanto. Hai attinto dalle loro metodologie, hai rielaborato le loro conoscenze, sono stati perfino oggetto del tuo studio. Hai superato limiti della tua pazienza che non avresti mai immaginato e perciò tutti hanno contribuito a renderti migliore. Se non ti hanno capita non è una colpa, se non ti hanno inclusa tu sei diventata più forte, più motivata. Se oggi ti guardi indietro sai che questi momenti sono l'eccezione della TUA REGOLA e se ti fermi un attimo, prendi respiro e soffi fuori ogni particella di negatività, puoi riavviare il sistema senza problemi.

giovedì 5 aprile 2018

Flipped classroom e didattica per EAS

Flipped classroom o classi capovolte...
Ne parlano in tanti ma cosa sono?
La tecnologia influenza innegabilmente il modo di studiare e di apprendere delle attuali generazioni e l'insegnamento capovolto si propone come modello innovativo nella classe del futuro attraverso una rivoluzione della struttura stessa della lezione, ribaltando il sistema tradizionale che prevede un tempo di spiegazione in aula da parte del docente, una fase di studio individuale da parte dell’alunno a casa e successivamente un momento di verifica, interrogazione e sperimentazione (anche laboratorio) in classe.
L’insegnamento capovolto nasce dall’esigenza di rendere il tempo scuola più funzionale e produttivo per il processo d’insegnamento-apprendimento, investendo le ore di lezione nel risolvere i problemi più complessi, approfondire argomenti, collegare temi e analizzare i contenuti disciplinari, produrre elaborati magari in gruppo e in modalità peer to peer (tra pari) in un contesto di laboratorio assistito.
Naturalmente molti dei concetti sopra espressi non sono la scoperta dell'acqua calda ma è anche vero che non è possibile improvvisarsi docenti "2.0" dopo aver ricercato qui e là informazioni sul web.
Il docente assume un ruolo di guida e di tutor fornendo agli studenti la propria assistenza in aula per fare emergere osservazioni e considerazioni significative attraverso esercizi, ricerche e rielaborazioni learning by doing (“apprendimento mediante il fare”) condivise.
Lo strumento impiegato in questo tipo di didattica è soprattutto il “video” – nella forma di tutorial-video o di video-lezione – oltre ad altre risorse multimediali, sia realizzate dal docente stesso sia semplicemente da lui distribuite attraverso piattaforme di e-learning, eventualmente editoriali, ma non solo. La lezione diventa quindi un’attività in modalità blended, dunque presente anche fuori dalla classe e soprattutto sempre disponibile per lo studente che la può rivedere fino a quando non l’ha appresa.
Didattica per EAS
Secondo la didattica per EAS (Episodi di Apprendimento Situati) elaborata dal professor Piercesare Rivoltella, direttore del Cremit dell’Università Cattolica di Milano, il modulo didattico della flipped classroom deve essere strutturato in tre momenti:
1) MOMENTO PREPARATORIO: il docente seleziona e assegna agli studenti risorse multimediali relative all’argomento in oggetto da visionare e assegna compiti da svolgere. Gli studenti consultano e prendono visione delle risorse a casa.
2)MOMENTO OPERATORIO: la fase in cui gli studenti svolgono il compito e creano prodotti atti a dimostrare il loro apprendimento utilizzando strumenti vari, per lo più impiegando strumenti di narrazione digitale (video, mappe, slideshow, storytelling ecc.) in classe.
3)MOMENTO RISTRUTTURATIVO E CONCLUSIVO: il docente valuta e corregge i prodotti digitali elaborati dagli studenti, fissa i nodi concettuali emersi e soprattutto accompagna la classe verso una rielaborazione significativa di quanto si è appresso durante l’EAS.
Il primo momento prevede il suo svolgimento a casa, mentre il momento centrale e la fase conclusiva sono vissuti in classe: ecco perché la lezione viene capovolta, perché la fase dell’emissione di informazioni viene in parte delegata ai materiali multimediali forniti dal docente e collocata al di fuori del tempo scuola (blended learning).
Ogni singolo episodio di apprendimento (EAS) rappresenta un’occasione di valutazione dello studente da parte del docente, che così accumula una quantità di informazioni anche metacognitive in merito alle strategie di studio impiegate, proprio perché può osservarlo in classe mentre lavora, durante la fase operatoria.
Le nuove modalità andrebbero sperimentate,  assistite da tutor per i docenti... Negli anni ho adottato diverse varianti non bene definite da corsi e piattaforme, adattandomi al gruppo classe ed alla sua evoluzione, e mai ho messo insieme tutti questi principi, ma mi rendo conto che, senza volere, stavo già camminando seguendo questo sentiero... Se l'apprendimento delle nuove generazioni si sta evolvendo ed ha bisogno di queste nuove strategie è nostro dovere evolverci di conseguenza. Il futuro sono i nostri ragazzi, per cui il futuro per noi è adesso e non possiamo più aspettare.
Seguiamo percorsi per formarci adeguatamente e troviamo il coraggio di sperimentare in classe.... Molti di noi hanno già imparato così ad insegnare!
Nel link a seguire troverete una esperienza ben documentata da cui spero trarrete ispirazione per lanciarvi nella scuola moderna.
Clicca -> qui <-


per approfondire clicca -> qui <-


mercoledì 17 gennaio 2018

L'orsetto e il Giorno della Memoria

Stasera leggiamo i libri presi in prestito in biblioteca.
"Otto. Autobiografia di un orsacchiotto." Mondadori.


Uno splendido testo che affronta le tematiche legate alla persecuzione degli ebrei con estrema delicatezza e con un linguaggio molto vicino al mondo ed al cuore dei bambini.
Questa è la storia dell'orsetto Otto e di due bambini: tre compagni di gioco inseparabili che solo una stella gialla
cucita sul petto e la crudeltà della guerra riuscì a dividere. Ma non per sempre, perché un giocattolo amato non si
abbandona mai davvero e per fortuna questa è una storia che finisce bene, nonostante tutto.



Attraverso il racconto di Otto e della sua vita si possono avviare riflessioni importanti sia a scuola che a casa.

Noi lo abbiamo letto e riletto, subito 3 volte (con le mie bimbe di 8 e 5 anni), e deciso che potevamo ricreare questa bellissima storia costruendo Otto in casa, con carta riciclata di alcune tovagliette usate per il pranzo. Mentre coloravamo e tagliuzzavamo l'imbottitura fatta con carta da cucina, mi hanno riempita di domande e fatto osservazioni profonde. Profonde e sagge come solo i bambini sanno fare. "Mamma ma non siamo tutti della stessa specie? Come gli animali?" Oppure "Come è possibile credere che una persona sia diversa solo per la sua religione?" Oppure "Mamma come è possibile che così tante persone si siano lasciate abbindolare dall'uomo cattivo che odiava gli ebrei e non aveva pietà per le persone diverse ed indifese?"









Nonostante la Repubblica italiana riconosca il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati ancora c'è molta reticenza a parlarne in classe e a casa con i bambini.

Fermo restando che si debbano evitare la rappresentazione realistica dell’orrore ed i resoconti troppo analitici e raccapriccianti. Che serva adeguare le proposte ed il linguaggio alle possibilità di comprensione e di empatia dei più piccoli,  oltre che calibrarle in funzione dell’età e della maturità psicologica. È possibile favorire lo sviluppo di empatia e la riflessione sulle somiglianze e differenze con i perseguitati di allora usando le storie delle vicende dei bambini, facendo moltissimi esempi e presentare analogie con il loro vissuto quotidiano, dalle esclusioni dai gruppi gioco, alle interazioni al parco e a scuola, oltre che con le vicende che spesso vengono trattate dai media (rifugiati, migranti e immigrati...).

Condizione essenziale perché non sia una presentazione affrettata e superficiale è quella di prendersi del tempo e consentire ai bambini (tutti, anche ai piccolini) di esprimere liberamente tutti i loro dubbi e interrogativi sulle cose e avvenimenti, cercando di superare ogni pregiudizio. A partire dalle loro domande farli discutere tra loro quanto più liberamente possibile, creando un momento di condivisione informale abbinato ad un'attività manuale che li "catturi" senza forzature.

Far riflettere sul significato di ricordo (anche condiviso) e giungere al significato di memoria collettiva come fattore unificante dei popoli liberi contro l'orrore della guerra e al rifiuto di ogni discriminazione, di tipo razziale o etnico è l'obiettivo finale per crescere cittadini del futuro liberi da pregiudizi, consapevoli degli errori del passato e pronti a migliorare la condizione umana nel rispetto delle diversità.



domenica 24 dicembre 2017

Li chiamiamo LAVORETTI

Ogni anno è la stessa storia. La solita polemica.
Lo facciamo o non lo facciamo? Religioso o multiculturale? Lavoretto? Regalo di Natale? Oggetto fatto dall'adulto o dal bambino? Creato in serie oppure opera unica? Educhiamo al bello o all'espressione originale e personale? Usiamo materiali nuovi oppure riciclati?
Fermo restando che nessun docente, o educatore che sia, debba essere o sentirsi obbligato a fare, rimane la questione principale: cosa vuole il bambino? Di cosa ha bisogno?

Vi siete mai fermati a pensare l'impatto che avrà su di lui? Sulla sua vita, sulla sua giornata? E' essenziale pensare ad un'attività calibrata sulle competenze, sulle abilità e sulle necessità individuali e del gruppo. Chi siamo noi per valutare il bisogno di aiutare o di essere aiutato da un compagno o da un adulto? L'importante è che l'attività risulti stimolante e gratificante, non siete d'accordo?

Non esiste una regola unica che va bene per tutti. Come sempre quando ci sono di mezzo i bambini.

Non è detto, inoltre, che i progetti artistici dedicati alle ricorrenze e festività (cosiddetti "lavoretti") siano sempre l'esecuzione di un progetto altrui, e possono diventare occasione di studio, di algoritmi e procedure, e permettere ai bambini di eseguire in modo cooperativo, collaborativo con i compagni attività a volte impraticabili in autonomia.
Il lavoretto, per tanto, diventa strumento inclusivo!!!!
Ed i laboratori espressivi, artistici e creativi o di "libero arbitrio ed espressività" continueranno ad essere prediletti e mai sostituiti.
Basta insinuare che si tratti di un vile modo per mettersi in mostra!
Ai bambini piace, li mette di buon umore e permette loro di fare qualcosa di sentito, di preparare un regalo per mamma e papà, per sorprenderli e per ringraziarli di tutto quello che fanno per loro!
E, come dice la mia amica Lara, comunque nella vita, mentre è auspicabile il più possibile essere ideatori di progetti propri, ma siamo al tempo stesso, molto spesso, realizzatori di progetti altrui. Bisogna imparare entrambe le cose.

Sui social esistono gruppi di docenti ed appassionati dove è possibile trovare numerosissimi tutorial, spunti e condividere i proprio lavoro. Io stessa, sulla mia pagina ho condiviso 30 video-tutorial (non miei) al posto di un normale calendario dell'avvento. Putroppo in molti non apprezzano l'entusiasmo riposto nelle attività dei bambini e spesso ci viene detto che i nostri lavoretti trovano presto posto nell'immondizia.

Non sono i nostri lavoretti. Sono l'impegno, il lavoro, l'attenzione e dedizione dei vostri figli. Se vanno nel pattume abbiate la decenza di non farvi vedere!!!!


Il progetto misterioso

Bambini che ne dite se oggi giochiamo a scoprire qual è l'oggetto misterioso
Giochiamo????!!!! Sììììììì!!!!
Allora scrivo alla lavagna.

Per questo progetto ti occorreranno:
  • 9 bastoncini di legno da gelato
  • Un pezzo di scotch di carta
  • Tempera bianca e nera
  • Un pennello
  • Colla vinilica
  • Un fazzoletto di carta

A questo punto i bambini hanno iniziato a speculare e ipotizzare sul prodotto finale.
“Costruiamo un abaco?” “Si può fare una scala” “Un trenino?” “La bandiera della Juve, guarda!!!”

Devi allineare 7 bastoncini affiancando nel senso della dimensione più lunga e fermarli con il nastro adesivo a ¾ della lunghezza.

“Ma allora costruiamo di nuovo le figure geometriche!”“Maestra allora io prendo anche matita e righello!!!” “Buona idea.” “Io posso usare la calcolatrice?”

Qualcuno non riusciva a mantenere fermi i bastoncini, per cui ha chiesto aiuto al compagno vicino e chi, più veloce, ha pensato di fare da assistente a chi tardava a calcolare il punto per il nastro adesivo e a fermare i legnetti.

Dipingere la superficie maggiore con la tempera bianca, non esagerare con la quantità così si,aggiungerà presto e si potrà fare un’ulteriore passata.

“Maestra!!!! Non si asciuga!” “Posso usare un fazzoletto per non sporcare il banco?” “Non riesco ad aprire il tubetto!” “Il mio colore è secco!!” “Vieni vedere!!!” “Va bene così?” “Prova a coprire ogni spazio” “No, mi è caduto a terra, sul banco, sui pantaloni” “Ivan si è colorato comprato i capelli!!! IHIHIH” “Qual è la superficie maggiore?” “Sssst Tony, ti aiuto io appena ho finito”

Pulite bene le setole del pennello col fazzoletto e colorate la restante superficie e bastoncini rimanenti di nero badando bene ai movimenti del pennello e della mano perché rischiate di macchiare le parti bianche.

“Maestra perché è diventato grigio?” “Dove dobbiamo colorare?” “Uhhhhh se mettiamo i bastoncini di traverso sembra i sushi dei fumetti!!!” “Noooo ho macchiato tutto adesso cosa faccio?” “Non ti preoccupare, nel frattempo ne ho preparati alcuni con voi per averne di riserva.” (Normale amministrazione, in un sacchetto ne ho almeno 5 di riserva!)

Se vi sembrano asciutti e in controluce il colore nero risulta opaco procediamo ad incollare i bastoncini di traverso sulla giunzione del colore bianco e nero, cercando di coprire le imperfezioni.

“io lo so, io lo so, io lo so: è un pupazzo di neve col capello!!!!” “Yuppie allora è il lavoretto di Natale, vero” “Me lo posso portare a casa quando è pronto?” Posso fare gli occhi?” “Io voglio il naso” “Bambini avete proprio indovinato ma non lasciatevi prendere dall’entusiasmo ed invogliano prima i bastoni i di traverso”

Così, a carte scoperte i bambini sono esplosi in balletti e giravolte. Ho posizionato un banco al centro con nastri, lacci, bottoni, perline e lustrini, ritagli di stoffa e diversi naso di cartoncino a forma di carota già ritagliati. A piccoli gruppi hanno scelto i materiali per personalizzare il viso. E non è finita qui. Abbiamo creato delle mappe per visualizzare le fasi del progetto, creato una sorta di algoritmo misto (parole/disegni) cercando di risalire alle azioni indicate dell’insegnante per realizzare il pupazzo (e questo ha definito il tempo dedicato all’hour code di dicembre). Ciascuno ha inventato il nome del suo pupazzo e, in seguito, durante una sessione di scrittura creativa, creato dei versi dedicati. I bambini hanno provato a riprodurre il loro primo in pixel art e ricavato il codice. Ne abbiamo ricavato perfino un’attività sulla stima, l’arrotondamento e le espressioni aritmetiche.



Durante tutte la fasi di lavoro i bambini si sono impegnati, aiutati, stimolati a vicenda e, soprattutto divertiti….

Eccoli, li chiamiamo semplicemente i nostri LAVORETTI!!!


E il biglietto? Già… quello è un’altra lezione: Parafrasi, Geometria e Matematica, Tecnologia, ed. Ambientale, Arte e Immagine. Minimalista e d’effetto.






venerdì 15 dicembre 2017

CODING e PENSIERO COMPUTAZIONALE


Il coding è un termine informatico legato principalmente alla programmazione. Possiamo intenderlo come una nuova lingua che permette di “dialogare” con il computer per assegnargli dei compiti e dei comandi in modo semplice. Aiuta i più piccoli a pensare meglio e in modo creativo, stimola la loro curiosità attraverso quello che apparentemente può sembrare solo un gioco.

Il segreto sta tutto nel metodo: poca teoria e tanta pratica.

“Fare coding in classe” significa introdurre il pensiero computazionale in classe attraverso il coding (quindi il linguaggio informatico e non solo), usando attività varie intuitive e divertenti da proporre direttamente agli alunni.
- L'uso del computer non è obbligatorio!!!- 
Inoltre, on line, nei siti dedicati e sui social possiamo visionare centinaia di attività proposte in classe. Tantissimi blog di bravissimi insegnanti raccontano esperienze con bambini a scuola.
Sono tutte attività che promuovono il pensiero creativo e l'apertura a nuovi linguaggi come il coding e la robotica, che possono rivelarsi eccezionali strumenti inclusivi oltre che esperienze didatttiche altamente significative adattabili ed adattissime anche ai percorsi di passaggio da un grado di istruzione all'altro (progetti Continuità).

L’obiettivo non è formare una generazione di futuri programmatori, ma educare i più piccoli al pensiero computazionale, che è la capacità di risolvere problemi – anche complessi – applicando la logica, ragionando passo passo sulla strategia migliore per arrivare alla soluzione con un nuovo approccio oggi, un processo logico-creativo che consente di scomporre un problema complesso in diverse parti, per affrontarlo più semplicemente un pezzetto alla volta, così da risolvere il problema generale.
Molti docenti lamentano il calo degli apprendimenti e la fatica nell'ispirare i bambini nella risoluzione di problemi logico-matematici con più domande o più passaggi per raggiungere la soluzione e, con il coding, è possibile appunto creare un nuovo collegamento alla realtà dei bambini e ragazzi moderni.
Con il coding non imparano perciò solo a programmare, ma programmano per apprendere. Contemporaneamente si educano al pensiero creativo, per un suo risvolto pratico, portandoli ad essere soggetti attivi della tecnologia, senza doverla più solo subire.
E poi ha a che fare con la nostra quotidianità, con molti oggetti che utilizziamo abitualmente e che riteniamo ormai indispensabili. Smartphone, tablet, videogiochi, persino elettrodomestici come la lavatrice o il forno a microonde funzionano grazie a un codice informatico, a una sequenza ordinata di istruzioni.

Su internet troverete numerose piattaforme che insegnano a scrivere ed utilizzare il codice di programmazione. Ad esempio Code.org , utilissima per chi parte da zero, è la piattaforma ideale dove con giochi e video si impara a vincere le sfide e a risolvere i problemi: basterà leggere le istruzioni, osservare con attenzione i tranelli e ragionare sulla migliore soluzione per portare il vostro personaggio alla fine dei labirinti che vi verranno mostrati volta per volta. Qui troverete la modalità base chiamata “L'Ora del Codice”, che consiste nello svolgere solo un’ora di avviamento al “pensiero computazionale” e potrete svolgerla come una lezione tradizionale utilizzando carta e penna, oppure con delle lezioni tecnologiche con varie ambientazioni, come Star Wars, Minecraft, Frozen: scegliete quella che vi ispira di più!
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Così come la storia, l’inglese e l’italiano, secondo alcuni il “coding” è una materia fondamentale per le nuove generazioni di studenti. Anche per questo in Italia il Ministero dell’Istruzione (Miur) ha cominciato dal 2014, con il progetto “Programma il Futuro”, a sperimentare nelle scuole l’introduzione di lezioni di programmazione informatica. L’idea è quella di arrivare a sempre più studenti, per introdurli nel mondo di questo linguaggio. Alle scuole sono stati quindi dati alcuni semplici strumenti per fornire agli studenti i concetti base dell’informatica, attraverso il gioco e le attività di gruppo.
Il linguaggio informatico è universale e tutt'altro che freddo e impersonale, basti pensare ai mondi che è riuscita a generare l'informatica, alla creatività e alla fantasia dei programmatori che hanno regalato un nuovo modo di vivere la realtà… o ai progressi fatti anche in ambito didattico dovuti a software sempre più innovativi... Il pensiero computazionale può essere davvero per tutti, vero strumento di grande inclusione, soprattutto a scuola. Forse anche voi già lo utilizzate e non ne siete consapevoli…
Compagnie americane come Microsoft e SAP stanno scoprendo importanti valori aggiunti apportati dalle persone con autismo come la particolare attenzione ai dettagli, una predisposizione a svolgere lavori che vanno ripetuti nel tempo e una grande capacità nell'analisi di azioni ripetitive. Anche molte altre società di consulenza informatica decidono di collocare nel mondo del lavoro altre persone con diverse patologie e neurodiversità.
Abbiamo fatto coding ogni volta che abbiamo dato indicazioni specifiche per creare qualcosa e poi abbiamo lasciato sperimentare autonomamente e creativamente qualcuno... lo abbiamo certamente fatto dopo aver spiegato una tecnica artistico pittorica...
Quando leggiamo una immagine e ne elaboriamo consapevolmente i dettagli collegati tra di loro per identificarne la funzione... procedure utilizzate e meccanismi utili per affrontare e risolvere situazioni simili o analogh. Ogni volta che abbiamo cercato di creare un manufatto con più alunni contemporaneamente (dando istruzioni semplici e chiare per procedere in modo coordinato) oppure insegnando le coreografie di un canto o di un ballo.
Si deve pensare al coding come un nuovo linguaggio (al pari di L2) che permette di esprimere, divertendosi, la naturale tendenza che abbiamo a creare e a sviluppare nuovi percorsi in grado di renderci più semplici le cose. Con questo tipo di linguaggio sviluppiamo un nuovo modo di pensare e risolvere problemi e noi stessi, quando abbiamo la necessità di spiegare quale ragionamento abbiamo fatto per ottenere un risultato, dobbiamo sforzarci a formulare degli enunciati chiari e precisi al fine di essere compresi. Questo è possibile però solo nel caso in cui noi ci siamo resi consapevoli del procedimento utilizzato. E, come a scuola, questi procedimenti consapevoli possono essere trasmessi anche a attraverso linguaggi visuali (sottoforma di istruzioni grafiche) che poi vengono tradotte in linguaggio di programmazione e poi in linguaggio macchina e permettere così a tutti di poter creare qualsiasi cosa!
Linguaggio visuale –>  Linguaggio di programmazione –>  Linguaggio macchina
Questo procedimento ordinato e preciso si chiama algoritmo ed è il modo per esprimere al meglio il linguaggio. E qui si può far riflettere sull'importanza di formulare frasi semplici e corrette per evitare i fraintendimenti e cercare di non compiere errori poichè programmando male, parlando un linguaggio confuso, dando istruzioni errate, i nostri oggetti informatici potrebbero non capirci e rimarrebbero inattivi.
fonte: Miur, Code.org, Huffing post.
link di approfondimento: Robotiko Code.org  Programma Futuro CodeMooc Bee-bot Giunti.it 

giovedì 2 novembre 2017

Lo sbarco sulla Luna







E' difficile capire il perchè di tanta importanza oggi, ma l'Apollo 11 fu la missione spaziale che per prima portò gli uomini sulla Luna, gli statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin, il 20 luglio 1969. Con questa missione si concluse la corsa a chi riusciva per primo ad andare nello Spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

La prima passeggiata lunare fu trasmessa in diretta televisiva mondiale, rimase nella Storia l'affermazione dell'allora presidente statunitense : "...questo paese deve impegnarsi a realizzare l'obiettivo, prima che finisca questo decennio, di far atterrare un uomo sulla Luna e farlo tornare sano e salvo sulla Terra".

Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, solo sei ore più tardi dell'allunaggio (cioè la vera e propria discesa sulla superficie lunare), e trascorse due ore e mezza al di fuori della navicella, Aldrin poco meno. Insieme raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che riportarono sulla Terra. Un terzo membro della missione, Michael Collins, rimase nel modulo di Comando della Navicella Spaziale su cui viaggiarono gli astronauti. La missione terminò il 24 luglio, con l'ammaraggio (cioè l'atterraggio in acqua) nell'Oceano Pacifico.

Di seguito troverai una mappa utile per studiare. Salva nella cartella Terra come spiegato precedentemente.


 Stampa il mini-book origami delle fasi lunari per memorizzare la terminologia in inglese.


Se l'argomento LUNA ti incuriosisce e ti appassiona segui questi → LINK1LINK2 per approfondire ulteriormente le notizie che ti ho già scritto in questo post.